Il Museo

I Giardini Di Villa Melzi d'Eril

Museo
Lodovico Gallarati Scotti

“Mi sono sentito più che altro un custode di opere che hanno un pregio per l’intera comunità. Per questo ho aperto i giardini ai visitatori e ho creato il Museo.”
– Conte Lodovico Gallarati Scotti

Questo sentimento si tramanda da sei generazioni all’interno delle famiglie Melzi d’Eril e, oggi, dei Gallarati Scotti. Negli anni Settanta del Novecento, mio padre, Conte Lodovico, pur mantenendo la funzione stagionale dell’orangerie, destinò questo spazio a scopi espositivi con l’intento di offrire ai visitatori uno spaccato del patrimonio d’arte e di storia della villa e del luogo. Nella serra-arancera aveva raccolto pezzi delle collezioni di antichità, testimonianze artistiche del territorio lariano – tra cui due affreschi provenienti dalla ex chiesa di San Giovanni a Domaso – nonché documenti, cimeli e opere d’arte relativi al fondatore Francesco Melzi d’Eril e al periodo dell’Italia napoleonica, quando fu intrapresa la costruzione della villa.

In base alle nuove esigenze di comunicazione e a criteri espositivi aggiornati, questi materiali di proprietà della famiglia – di grande valore storico e documentario – sono stati oggi riordinati, implementati e riallestiti al fine di arricchire l’esperienza della visita. Il Museo è diviso in due sezioni indipendenti, sviluppate su due piani, entrambe raggiungibili dal giardino. La parte al livello superiore, “Arte Storia Natura”, racconta negli spazi della serra-arancera la figura del fondatore, il progetto e la realizzazione della villa e dei giardini, gli interventi di artisti e architetti, il succedersi delle famiglie di proprietari e gli usi e i riti della villeggiatura sul lago a Bellagio. La parte al livello inferiore, “Antiquarium”, raccoglie i reperti archeologici e di arte antica collezionati nel corso degli anni dai membri delle famiglie Melzi d’Eril e Gallarati Scotti, in particolare da mio padre, Lodovico Gallarati Scotti.

Tempo fa ho raccolto il testimone passatomi da mio padre e oggi desidero che il mio operato possa essere d’aiuto ai posteri per la conservazione e divulgazione di questa bellezza.

L'Antiquarium di Villa Melzi d'Eril

La Collezione
lodovico gallarati scotti

La collezione archeologica di Villa Melzi d’Eril si compone di due nuclei distinti, pervenuti nelle diverse fasi di formazione del museo: il primo fa capo alla famiglia Melzi d’Eril ed è costituito da reperti classici e da ceramica cinquecentesca di area veneta, presumibilmente acquisita a Venezia e proveniente dalla bottega di Althierio presso Padova, fatta costruire dal nobile veneziano Angelo Querini; il secondo si deve all’iniziativa dei membri della famiglia Gallarati Scotti, che nel 1923, alla morte di Josephine Barbié, subentrarono al Seviero, dando origine a un nuovo ramo.

Frutto di donazioni e acquisizioni avvenute in gran parte sull’eco storico del XIX secolo, questo secondo e più consistente nucleo di beni archeologici venne particolarmente valorizzato ad opera del conte Lodovico Gallarati Scotti (1923-2013), appassionato di archeologia e cultore d’arte; a lui si deve infatti, negli anni ’70 del XX secolo, la destinazione a museo di storia e antichità dell’ex-orangerie della villa, al fine di custodire i reperti e le memorie storiche del complesso monumentale.

La sua visione fu quella di sentirsi non tanto il “padrone” del luogo quanto piuttosto un “custode” di opere che costituiscono un pregio per l’intera comunità, e quindi da aprire alla visita del pubblico.

La collezione archeologica Gallarati-Scotti si compone non solo di reperti d’epoca romana, greca ed etrusca, ma anche di pezzi di arte orientale come ceramiche cinesi e giapponesi, testimonianze artistiche del periodo dell’Art Déco e alcuni falsi ottocenteschi e novecenteschi: riproduzioni di oggetti antichi realizzate con scopi di studio, conservazione e, talvolta, di mercato antiquariale. Tali “repliche” venivano talvolta esposte per integrare collezioni museali incomplete. Questo “culto” di opere e di antichità è stato trasmesso di generazione in generazione.

La Collezione
di angelo querini ad altichiero

Angelo Querini (1721–1796), eclettica figura di cultore delle arti e delle scienze di privata formazione illuminista, arricchì la villa e il suo parco di numerose testimonianze di carattere e gusto antiquariale, ampliando ulteriormente la collezione di reperti archeologici che andavano a comporre la raccolta avviata dal conte Lodovico Gallarati Scotti.

Negli anni seguenti alla morte del Querini, la pregiata collezione di reperti archeologici che andavano costituendo la raccolta fu alienata e dispersa; essa venne acquistata in blocco dall’antiquario milanese Antonio Sanquirico, che aveva anche fondato una bottega di oggetti d’arte a Venezia in campo San Salvador, presso la scuola di San Todaro.

Poco prima o intorno al 1830, il duca Giovanni Francesco Melzi d’Eril acquistò dal Sanquirico una parte delle antichità provenienti da Althierio per collocarle nella propria villa di Bellagio. Si tratta di una serie di notevoli sculture raffiguranti la dea-leonessa Sekhmet di un equivalente ciclo faraonico ramsete II, una Venere marina, una Ballerina funeraria greca del IV secolo a.C. (probabilmente proveniente da Perugia) e diversi reperti di altra provenienza e datazione.

Infine, secondo un’antica cronaca veneziana, si dice che l’isola su cui sorge la villa appartenesse un tempo ai monaci di S. Michele di Murano, dediti alla coltivazione della vite. In base a quanto riferisce un manoscritto dell’Archivio Patriarcale di Venezia, risalente alla fine del XIII secolo, pare che i monaci abbiano esercitato il diritto di “reclutamento” per tutta la durata del regno di B. Querini. Queste e altre curiosità sono documentate negli archivi storici della villa.

Antiquarium

Augusto Giardini

Augusto Giardini, noto imprenditore del tessile, si trasferì da Milano a Capiago Intimiano (CO) per seguire la sua passione per i giardini, creando nuovi prati destinati a diversi campi della zona. Amante dell’arte e collezionista eclettico, oltre a reperti antichi custodiva nella sua residenza – progettata dall’architetto Luigi Caccia Dominioni – opere di pittura, scultura e design contemporanei.

La collezione archeologica appartenuta a Giardini, pur essendo stata a lungo detenuta da un privato, è in realtà di proprietà statale. Le autorità competenti ne hanno autorizzato l’esposizione temporanea presso la sede museale di Como, in attesa di un passaggio in comodato gratuito di più lunga durata. Nel frattempo, la volontà del collezionista, sempre sensibile alla valorizzazione del territorio, ha consentito la fruizione pubblica di questo patrimonio.

Dopo la scomparsa di Augusto Giardini e la vendita della casa, la collezione è stata trasferita nel caveau della Cassa Rurale e Artigiana di Cantù (CO). Nel 2021, grazie all’interessamento dell’Associazione culturale Artelario.it e di altri appassionati, la raccolta è tornata alla luce. Per volontà degli eredi, la villa e i giardini saranno aperti al pubblico.

Artelario.it è un’associazione senza scopo di lucro, la cui missione consiste nel promuovere la cultura in tutte le sue espressioni: mostre di pittura, scultura, eventi letterari e musicali, con l’obiettivo di sostenere artisti emergenti o già affermati.