Il bosco di camelie

 

Nella primavera del 2010 è stato dato inizio a un approfondito lavoro di riconoscimento e di classificazione di tutte le camelie piantate nei Giardini di Villa Melzi d’Eril nel corso degli ultimi 180 anni.

In questo momento sono circa 250 e si trovano radicate in diverse zone del vasto complesso, ma soprattutto nelle vicinanze dei due ingressi, a Loppia e a Bellagio. In quest’ultima area, un notevole numero di camelie ha formato un bosco vero e proprio, posto a monte del laghetto degli aceri del Giappone, verso settentrione. Molte di loro sono nate da seme e sono perlopiù riconducibili a forme della specie-tipo Camellia japonica, ma un cospicuo numero è costituito da varietà di grande interesse storico-botanico, perché riferibili a cultivar create nell’epoca d’oro della camelia italiana, vale a dire nell’Ottocento. In particolar modo è da rimarcare la presenza di preziosi esemplari che si riferiscono a rare e splendide varietà italiane, come ‘‘Lavinia Maggi’’ (1858), ‘‘Il Tramonto’’ (circa 1858), ‘‘Roma Risorta’’ (circa 1866), ‘‘Valtevareda’’ (1851), ‘‘Vergine di Colle Beato’’ (circa 1856), ‘‘Angela Cocchi’’ (circa 1856), ‘‘Ridolfi Striata’’ (1842).

 

Le camelie storiche di Villa Melzi d’Eril

A metà Ottocento, il Giardino di Bellagio – già dotato di un ricchissimo patrimonio botanico, in cui spiccavano alberi e arbusti d’ogni genere, con circa 230 varietà diverse di rose – si proponeva come uno degli ambienti nobiliari all’avanguardia per la coltivazione delle camelie, dando inizio a una raccolta di giovani esemplari in vaso, fra cui: ‘‘Pomponia Alba’’ (costituita in Cina nel 1822),‘‘Duchesse d’Orléans’’ (Milano, 1839), ‘‘Preston Eclipse’’ (Inghilterra, 1837), ‘‘Rosa Mundi’’ (Inghilterra, 1827) e diverse altre.

Queste piante erano coltivate in serra, in attesa d’essere trasferite al momento opportuno in piena terra, nell’area destinata esclusivamente alle camelie, vale a dire “vicino al Palazzo verso Settentrione”, come risulta da una recente ricerca. Qui, distribuite in tre gruppi, erano radicate allora quarantuno diverse camelie, almeno una delle quali è sopravvissuta fino a oggi in questo stesso luogo. Si tratta di Camellia japonica ‘‘Atrorubens’’, una varietà originaria della Cina, ma arrivata in Occidente nel 1818. Verso il 1840, fu acquistato dai Melzi d’Eril un esemplare di questa pianta che tuttora vegeta e fiorisce senza problemi sul lato settentrionale della villa, in compagnia di altre camelie qui messe a dimora in epoche successive.

 

Le camelie della nobiltà italiana

L’Ottocento fu il momento magico della camelia, toccando il vertice fra gli anni Venti e Sessanta, spesso con il coinvolgimento diretto degli stessi illustri proprietari di ville e giardini, che appartenevano alla classe aristocratica, oppure dei più esperti orticoltori, come i Mercatelli di Firenze e i Rovelli di Pallanza, per citare i soli italiani.

Alla competizione non potevano certo sottrarsi i nobili e i potenti che possedevano ville sul lago di Como, come i Sachsen-Meiningen a Tremezzo e i Melzi d’Eril a Bellagio. In molti casi, quindi, le nuove varietà ottenute dopo lunghe sperimentazioni venivano dedicate a membri delle famiglie nobili che, in modi diversi, avevano contribuito alla diffusione di questo genere di piante ornamentali. In occasione della Giornata annuale delle camelie del Lario, organizzata per la primavera del 2011, quando in tutto il Paese fu celebrato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, a Villa Melzi d’Eril si decise di adottare un tema consono alle tradizioni storiche e culturali del luogo. Fu quindi avviata questa collezione di camelie perlopiù ottocentesche, dedicate ad alcuni membri della nobiltà dell’epoca: ‘‘Conte Cavour’’ (1881), ‘‘Conte Carlo Annoni’’ (1888), ‘‘Conte Cicogna’’ (1852), ‘‘Duchessa Melzi d’Eril’’ (1883).

 

Le camelie dei Rovelli

Sulla fascia di prato che fronteggia le camelie della nobiltà italiana, una seconda collezione di camelie storiche ha consentito di riannodare un antico legame fra lago di Como e lago Maggiore, fondato proprio sulla passione per le camelie.

La famiglia dei giardinieri Rovelli fu impegnata fino alla metà dell’Ottocento nella conduzione dei giardini dei Borromeo sia sull’Isola Bella sia sull’Isola Madre. Intorno al 1851, Renato Rovelli e i suoi fratelli fondarono uno “Stabilimento d’Orticoltura” a Pallanza, coltivando migliaia di piante ornamentali. Uno dei loro maggiori successi fu la creazione di nuove camelie, che furono molto apprezzate anche da parte dei Melzi d’Eril. Il loro campo d’azione fu proprio il vivaio di Pallanza, che però dopo l’estinzione della famiglia diventò un bosco invaso da infestanti. Nel 2003, alcuni esperti decisero di esplorare quello storico bosco, facendo riemergere gli antichi esemplari dei Rovelli. Le vecchie camelie furono pazientemente riconosciute, catalogate e riprodotte mediante talee. Nel 2011, Villa Melzi acquisì parte di quelle talee, che in seguito furono qui messe a dimora, contribuendo così a incrementare il già ricco patrimonio di camelie presenti fin da metà Ottocento. Tra queste varietà, va segnalata la presenza di ‘‘Angelo Botti’’, ‘‘Comte de Gomer’’, ‘‘Annessione’ e ‘‘Sacco Vera’’.

 

Ingresso di Loppia

In natura, la camelia più diffusa nei giardini è Camellia japonica, spontanea in Cina meridionale, Taiwan, Corea e nelle isole giapponesi fino alla settentrionale Honshū.

Spesso si presenta sotto forma di alberello che talvolta raggiunge e supera i 9 metri d’altezza, con una ricca chioma sempreverde formata da belle foglie lucenti e coriacee. I fiori sono dotati di 5-7 petali di colore rosso scuro, al cui centro si trova un ciuffo di stami gialli, i quali spesso si trasformano in sottili filamenti colorati, detti petaloidi, che possono diventare petali veri e propri. Non solo, ma il colore rosso di base si può mutare anche in rosa o bianco, formando variegature o screziature, che nel corso dei secoli i coltivatori hanno sfruttato per costituire nuove varietà – dette cultivar – dotate di caratteristiche assai diverse fra loro. Così si spiega l’altissimo numero di “nuove” camelie, che hanno invaso i giardini di tutto il mondo, lasciando un po’ in disparte la specie naturale. Se nel 1845 fu stimata l’esistenza di circa 700 cultivar di Camellia japonica, oggi se ne contano non meno di 20.000, anche se solo una parte di loro è reperibile sul mercato. In questo gruppo, posto all’ingresso di Loppia, si ammirano soprattutto varietà italiane create nell’Ottocento.